Sindulfo

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La storia inzia poco più di vent’anni fa nel villaggio di Ombrato, ai margini della Grande Foresta. In quella regione abbondano i cervi, e le loro corna e pelli erano allora come ora una delle maggiori fonti di sostentamento per gli ombratesi. A quel tempo un’epidemia colpì gli animali: i cacciatori ne trovavano morti a decine, ma le corna erano vuote e fragili e le pelli mangiate dai parassiti. Dopo alcune settimane, un gruppo de i Generosi venne per cercare di risolvere il problema. Lo sciamano Occhi Bianchi, che era stato accecato da un’aquila e per questo aveva acquistato la Vista, gettò nel fuoco le corna e le pelli marce insieme alle schegge di Lesdrevo, L’Albero-che-Sorregge-la-Foresta, e vi guardò dentro. Vide che la Bestia-con-Corna-e-Zanne esigeva un dono, e vide una giovane donna entrare nella Foresta. Riconobbe nella sua visione una ragazza del villaggio, che aveva avuto il suo primo sangue proprio la passata primavera. I Generosi decisero, ordinarono e fecero che la ragazza venisse portata nella foresta e là abbandonata, legata. Fatto questo, dopo pochi giorni se ne andarono. Ma erano passate nemmeno due settimane che la ragazza, che si chiamava Mitra, tornò dalla Foresta. Era sfigurata, ferita in ogni modo e non parlava, non parlò mai più. Col tempo fu anche chiaro che era incinta. Intanto era arrivata la stagione del freddo, in cui i cervi si rifugiano a sud, nel cuore della Foresta. Poi il freddo passò, ma i cervi non tornavano. Vennero così i Generosi una seconda volta, a meno di un anno dalla precedente. Nel frattempo il figlio di Mitra era nato, ed era stato chiamato Lezidar, il “dono della Foresta”, e di lui e di sua madre si prendevano cura i genitori di lei. Quando i Generosi tornarono, Occhi Bianchi guardò di nuovo nel fuoco e vide che in realtà non era la donna a entrare nel bosco, ma la creatura nel suo ventre, che era simile ad un neonato, ma aveva corna e zanne, e Occhi Bianchi lo vide farsi strada dentro la madre mordendo e lacerando e poi fuggire nel buio degli alberi, lasciandola esangue al tormento; questo accadeva in una notte senza luna. Così fu deciso che, alla prossima notte senza luna, il figlio e la madre fossero restituiti alla foresta. Ma il padre di Mitra, che già una volta se l’era vista strappare, e da allora odiava i Generosi quanto le Bestie stesse, non avrebbe lasciato che accadesse di nuovo. Si dà il caso che, proprio quell’anno, Giraldo di Pianlonghi, Cavaliere di Adar, avesse attraversato il Bosco Alto grazie all’aiuto di una misteriosa guida, ma di questo è narrato altrove. Giraldo ora si dirigeva con i Suoi Armati della Spada verso i margini della Grande Foresta, per portare in quelle terre di pagani la Vera Fede, con l’amore o con l’acciaio. Partito di nascosto dal villaggio, il padre di Mira raggiunse gli uomini di Giraldo, e chiese loro d’intervenire per fermare il rito che stava per compiersi. Gli Armati accorsero a Ombroso e con poco sforzo dispersero i Generosi e chiunque altro si opponeva loro, e trassero in salvo la madre, ma volevano uccidere il bambino, che consideravano una creatura abominevole. Fu Cuni, il mastino di Giraldo, a mettersi in mezzo, e Giraldo pensò che fosse saggio assecondarlo, giacché quel cane era una bestia nobile e di lignaggio antico, e non avrebbe sprecato le sue cure senza una più che valida ragione, e per di più, anche volendo, non si riusciva a farlo desistere. Così Messer Giraldo portò il bambino via con sé, e lo chiamo Sindulfo, che significa “protetto dal lupo”. Ma quando venne la notte senza luna, creature uscirono dalla foresta e entrarono ad Ombrato, dove uccisero tutti i figli maschi primogeniti, e tra questi il fratello di Mitra, che era un possente cacciatore, e cadendo portò con sé molte Bestie. E lasciò una figlia, Ziva, che giurò vendetta contro suo nonno, contro Mitra, contro il figlio della foresta, e si unì ai generosi della banda di Occhi Bianchi e fu cresciuta da loro.

Sindulfo

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